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SERLIO

Tanto per non smentire la mia vocazione di bastian cuntrari, definirò Vicenza la città del Serlio: tutti dicono Palladio e, dunque, Serlio. Chi era costui? Architetto bolognese del Rinascimento, autore di 7 tomi di Trattato, noto nell’ambiente per aver “inventato” la finestra detta serliana: un foro centrale maggiore e due laterali ridotti, (tecnicamente un arco e due architravi), compresi in unica cornice (ed eventualmente balaustra). Adoro le serliane, che sono diffusissime in Veneto e non solo, ville, palazzi, logge e porticati, barchi. È legittimo fonderle con l’architettura palladiana perché Palladio usò le serliane (le usarono tutti, coevi, posteri, emuli) e Vicenza è un catalogo pressoché infinito di serliane, basta camminare occhi rivolti ai piani nobili. Vi ho già detto che sono stata spesso a Vicenza  (Vicenza sorpresa), ma ne sto capendo il fascino lentamente. Merito della mia Banca (Palazzo Leoni Montanari), che di solito non regala nulla. Merito delle mie amiche “di teatro”, Cristina e Roberta, che mi invitano agli spettacoli (giroli Vilnius e Sarajevo). Merito della Dolla, la linea Dolo-Biella (Giroli Milano, Novara). A tal proposito, è stata Rovigo a farmi considerare la Stazione dei treni di Dolo: inutile quando devi prendere un Frecciarossa per Milano (non si ferma), ma comoda quando devi usare i regionali in regione, se passano dall’hub di Padova; la linea per Bologna (Rovigo, Ferrara); la linea per Verona (Vicenza), per Bassano e Castelfranco, per Montebelluna. La stazione non è in centro, ma ACTV ha un omnibus navetta, poche corse mattino e sera, ideali per un girolo giornaliero. Il pretesto, a maggio 2025: uno spettacolo di Roberta Biagiarelli babelia.it i ai cui testi ho collaborato, nel lontanissimo 2019, Pazi Snajper, sull’assedio di Sarajevo. Robi è un’attivista attrice, scrive, produce e recita quello che si chiamava teatro militante o di denuncia: parlo al passato perché mi pare morto e sepolto. Lei, viva e vegeta, tiene duro, ci investe del suo, cerca gli spazi giusti, girola come una trottola, dove la chiamano. Così, torno a Vicenza, gli alberghi sono tutti pieni(!!!) e mi tocca un Glam quasi ricercato, dieci passi dal Museo di Palazzo Chiericati, riforbitissimo e con una nuova ala dedicata al collezionista marchese Roi. Nella Pinacoteca, tra madonne di Bartolomeo Montagna e grafica di Morandi, c’è di che farsi gli occhi. Poi torno al Palazzo della mia Banca, rivedo le Icone Russe, sempre bellissime. Ma soprattutto cammino in giro in giro, passo i ponti sul Retrone (esco cioè dal circolo magico dei turisti): uno bellissimo, quello di San Michele, che non ha gradini. Pratico le varie Contrà attorno al nucleo centrale, mi accorgo che non sono periferia ma un tessuto ancora “monumentale”, palazzetti diffusi e serliane in ogni dove.

ALLA SCOPERTA DI:

SCENA URBANA

Vi avevo detto che Vicenza sembra, tutta quanta, un compendio di Villa. Adesso ho la percezione di camminare dentro il deposito di un teatro, un gigantesco magazzino, dove sono conservate le scenografie di tanti spettacoli. Mi spiego: in un salone del Chiericati, dove sono esposte grandi pale della chiesa di S. Bartolomeo (distrutta), hanno riprodotto gli altari, con un sistema di cartoni che sembrano pietra, decorati tono su tono con effetto molto bello, che inganna. Ecco: fuori dal Museo, intorno al cuore di Vicenza -fino ai viali e giardini che ne segnano il confine- è come se la città fosse un susseguirsi di palcoscenici allestiti. Mi sento come una di quelle figurine a margine, in Canaletto, Carlevarijs o Quarenghi, meno importanti di edifici e prospettive, abitano le atmosfere. Arrivo dove non mi ero mai spinta, a Palazzo Gualdo (molto bello) e un gruppo di figurine rumorose attrae la mia attenzione verso un’osteria, che sembra promettente. Infatti è Il Cursore, raccomandata online, come tradizionale. I suoi avventori sembrano proprio abituè locali (i molti turisti sono aggrumati tra l’Olimpico, La Basilica, corso Palladio e Fogazzaro), stanno bevendo il loro prosecco domenicale. Entro e sono premiata da un bancone di vecchia osteria, con le uova dure e gli asparagi; il prosecco viene spillato a fiumi. Sarei tentatissima di sedermi a pranzo, perché le sale coi tavoli sono invitanti e in sintonia col bancone dei cicheti, ma decido: devo ritornare, con Stefano. Proseguo e intravedo la Stazione da una prospettiva del tutto diversa (di solito tiro dritta per viale Roma), al Campo Marzio pare ci sia un mercato (normale). A quello dell’antiquariato, Non ho l’età, ho girolato stamattina in centro. Da questo anello di confine (Porta Lupia?) parte la salita per la Madonna di Monte Berico, che le Guide raccomandano. Insomma: girolo soddisfacente, inatteso (pensavo ad una toccata e fuga teatrale) e mi fa riconsiderare Vicenza come una meta da approfondire. Adesso, oltre a Sebastiano Serlio, mi sono un po invaghita di Bartolomeo Montagna (nato vicino a Brescia ma vissuto a Vicenza): un minore per carità, rispetto a Bellini (in S. Corona), ma le sue madonne mi piacciono assai: meno morbide che in Palma, Bassano e Cima, ma proprio belle (Girolo Treviso).

il prosecco viene spillato a fiumi