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Pretesto: una mostra, organizzata alla Fondazione Wilmotte (con il circolo fotografico La Gondola), dal titolo Venezia Bianca, cioè con la neve. Ogni scusa è buona per un girolo veneziano: la Fondazione Wilmotte è una delle tante che hanno recuperato (con egregio restauro) uno spazio desolato, piano terra originariamente fondaco. Si arriva verso l’Abbazia e, insospettabile, dentro un cortile privato col cancello aperto, ecco una delle tante, infinite, sorprese di questa città sorprendente. L’esposizione è costituita da una cinquantina di fotografie in bianco e nero, rigorosamente, di vari autori e di vari anni: purché la città fosse innevata. Si va dal lontano 1929, fino all’ultima grande neve del 1985: i fotografi sono più e meno famosi Bastianello, Ferrigno, Manfroi, Rosso e anche Roiter (molto meglio come fotografo in BN che nelle arcinote maschere del Carnevale);le immagini più e meno pregevoli. Immodestamente anche io ho delle foto di Venezia con la neve, sono certamente degli anni Ottanta (alcune diapositive, altre mie stampe in BN) e colgo l’occasione per ritrovarle e manipolarle. Non sono degne di esposizione, ma sono MIE. Sono fatte in giro in giro per la città: c’è la scalinata della Salute, c’è un gatto bianco e nero (anche lui) sul portone di San Zaccaria; i colombi davanti a San Gregorio; c’è il vecchio ponte dell’Accademia prima che bruciasse (rifatto nel 1986); c’è la zona dell’Angelo Raffaele che sembra una quinta teatrale, dai rosa surreali. C’è la donnina con l’ombrello (rosso), come nelle foto dei maestri. C’è qualche campo, ci sono rive dei canali, gli scalini innevati, le barche; spiccano le gondole in Bacino S. Marco (sono state per anni il logo della mia carta da lettere): la vista della Piazza dal Bacino, un’icona, mentre cadono i fiocchi. C’è il giardino di un hotel all’Accademia, con le sedie di ferro battuto dal cuscino nevoso. Non me ne voglia Wilmotte (un collega architetto), se uso il suo titolo per questo girolo, in fondo è una forma di promozione gratuita, mentre io, dilettante assoluta, metto in mostra la mia Venezia bianca, ma anche un po’ colorata (colori surreali come capita alle vecchie diapositive). Comunque la vediate, questa città, è bellissima. Per raggiungere la Wilmotte ho fatto sosta da Vino Vero: una minuscola osteria gestita da uno straniero gentile che di vini ne sa, i cicheti sono originali e squisiti e vi riscaldano il pane al momento (una raffinatezza). Anche il Campo dell’Abbazia merita il girolo: è di quei siti veneziani ancora completamente ignorati dai turisti, anche se lì presso c’è il famoso palasport della Misericordia (dentro un ex Scuola Grande di Jacopo Sansovino!!) dove ha giocato la Reyer prima di tornare ad essere grande. Tra i due campi, attenti al basamento di una edicola votiva: ci sono due barche scolpite, cariche di merci, che sono un gioiello. Venezia, bellezza infinita. Alla Fondazione Querini, fino ad aprile 2024, una Mostra su Gino Ferrigno, fotografo di strada.

Di seguito alcuni link per approfondire: