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TORINO D’ANTAN

Torino è, per la mia famiglia d’origine biellese e leynicese, la capitale del regno: prima i Savoia e poi gli Agnelli, perenni riferimenti (anche se mia madre tifava Toro e non Juventus). C’è la nomina a Sindaco di Piatto del trisnonno Angelo da parte di Emanuele II (dai bagni di S.Anna di Vinadio); c’è una foto di mio padre Toio (girolo Sfumature di Rosa), militare con il Duca degli Abruzzi. C’è una lettera di mia mamma Giò (Girolo Machaby) che fa la spiritosa con sua sorella Fil (Girolo Sud della Francia e Atene) e chiede chi siano questi Principi d’Acaja, nella cui via abitava, ospite dei cugini, durante l’università. A Torino ci sono stata innumerevoli volte, soprattutto a trovare questi cugini: l’ultima figlia, Crizzulin, veleggia verso i novanta, con rara eleganza. La frequento da quando ne aveva 25 (io 6), nell’anno di Italia ‘61, Expo con sede a Torino. Aprì una boutique Sixtyone; poi entrò decisamente nel mondo della moda: conoscitrice di tessuti (cromosoma biellese), decoratrice di porcellane, esperta di gioielleria, un fiuto per le tendenze, gusto da vendere. Ha lavorato con Valentino, Ungaro e Armani, con la Maison Dior, avendo come base il Gruppo Finanziario tessile di Torino (nato da un erede Rivetti, biellese): negli anni ‘80 GFT lasciò l’abbigliamento per tutti, virando sul pret-a-porter griffato e mia cugina era lì, pronta. Per tutta la mia infanzia e adolescenza, le uniche cose eleganti che avevo, venivano da lei, da Torino: stivaletti di scamosciato bianco, abitini di piquet e percalle, farfalline di smalto ed oro, golfini color zucca, shantung di seta di Cacharel. Da fine secolo XX, è stata la mia fornitrice di spille: Borbonese, modernariato americano, prototipi mai passati in serie. Ogni tanto, andiamo a cena insieme a Torino (da Scannabue a San Salvario, ma anche al Gatto Nero di corso Turati, al Circolo dei Lettori, da Tre Galline e al Lingotto) e ci mandano sempre via (cortesemente!) perché siamo le ultime e devono chiudere. Chiacchieriamo talmente fitto che il tempo non ci riguarda. Raccomando a tutte/i di coltivare le persone anziane con le quali scoprire quello che vi ha preceduti ed è “passato in voi”. È importante non rimandare: viene il momento in cui anche il locale della vita deve abbassare la saracinesca.  

ALLA SCOPERTA DI:

CIT TURIN

Cominciamo proprio dalla Cit Turin, oltre Porta Susa e Corso Francia, dove abitavano i cugini di Piatto (Girolo Piatto Pettinengo): zio Piero detto Figurin per l’innata eleganza (era il nonno di Crizzulin, il sangue non è acqua), zia Concetta, sorella maggiore di mia nonna e gemella di Maria Giuseppa: di loro vi ho raccontato del voto alla Madonna d’Oropa (Girolo Oropa). Cit Turin è segnalata per Villa Fleury Fenoglio, decisamente la più bella delle molte palazzine liberty e déco che restano, in zona.  Vi segnalo un Cit cafè veramente piccolo, dove sono gentilissime e la clientela è “d’epoca”, più per il modo che per l’età. Fuori dal centro di Torino -tra Porta Nuova, Porta Susa, Porta Palazzo e il Po- conosco qualche sito, come il Lingotto, Mirafiori, La Vanchiglia (ci sono locali nelle fabbriche dismesse), La Crocetta (mercato); oltre Po: Superga e la Collina verso Pecetto e Moncalieri, Ma, mi sento di raccomandarvi soltanto la Pinacoteca Gianni e Marella Agnelli, al Lingotto: il resto del recupero ex FIAT ha perduto ogni smalto, nel tempo ed ha un’aria assai desolata (ci sono tornata da Eataly). Confesso che Superga non mi piace. Quanto al panorama che si gode di lassù: Monviso e altre montagne si vedono benissimo anche dal centro; in fondo ai rettilinei del quadrillage romano, nelle giornate serene. Uno spettacolo, come a Biella.

MUSEI

Quanto a salire in alto, beh, consiglio senz’altro la Mole, dove c’è un Museo del Cinema strepitoso, che nulla invidia a quelli stranieri e la Mole val ben la Eiffel (Girolo Antonelli e Vassalli). Alla Mole sono stata nel 2003, con mia sorella. Sempre a lei devo la lunga sosta alla Cafeteria di palazzo Reale (2010), uno sballo. Lasciatemi fare un parallelo tra Madrid (Girolo Madrid) e Torino: magari non sono città bomboniera col loro centro storico antico ben raccolto e uniforme, ma basterebbe uno dei loro Musei per andarci e tornarci. Voglio vincere facile col Museo Egizio, che ho visto prima del grande rinnovo, ed era polveroso e ostico come un deposito di mummie (ih, ih!!), ma comunque eccezionale per le collezioni (grazie al grande Schiapparelli). Poi è avvenuto un miracolo italiano e l’Egizio è diventato una ottava meraviglia, allestimento ricchissimo, godibile, divertente, cangiante. Di fianco, inoltre, c’è Palazzo Carignano (bello) ma soprattutto trovate alcune icone torinesi, come Pepino (gelateria con buffet) e il Cambio ristorante che merita tutto quello che costa, non fosse altro per l’esperienza. Locale bomboniera e camerieri (pardon: maitre di sala, demi maitre, commis e sous commis) in batteria, che non perdono occasione per occuparsi di voi. Ho mangiato un fritto misto alla Piemontese, superlativo. Poi c’è la libreria internazionale Luxemburg, imperdibile. Oltre al Museo di Arte antica di Palazzo Madama (edificio molto bello per sé), vi raccomando la GAM dove l’arte del Novecento splende e il MAO per l’arte orientale. La Fondazione Accorsi Ometto di via Po, è un appartamento bomboniera che offre belle mostre. Tra i monumenti di Torino prediligo senz’altro quelli barocchi: adoro Guarino Guarini e la Sacra Sindone; amo il Duomo di San Lorenzo, che ha una inattesa facciata rinascimentale, essenziale. Mi piace, nella sua esagerazione sfacciata, il Santuario della Consolata: un trionfo di barocco ridondante, eccessivo e invasivo, che suggestiona. E poi, anche in Piazza Consolata, c’è un cafè speciale, che è Al Bicerin, purtroppo sempre pieno; come la Farmacia del Cambio dove è diventata una attrazione il Cubo, buffa brioche con crema (lo fa anche Fortunio a Biella, in via San Filippo e non c’è coda). C’era fino a qualche anno fa una Erboristeria favolosa, Rosa Severino di fronte alla Consolata, ma ha chiuso, sig!!. È da vedere la Porta Palatina (zona Palazzo), da vedere i Giardini del Reale con le Scuderie, la cupola guariniana di fronte a Madama, persino il grattacielo fascista (sempre in Piazza Castello) Girolo Biella Novecento. Poi, Torino è bella da girolare a piedi: imperdibile via Pietro Micca (eclettico novecentesco), via Garibaldi verso il Municipio, le traverse fino al Mercato di Porta Palazzo, lo storico Balun. Non lontano, in Via Stampatori, aveva Ufficio il bisnonno Giacomo Cav. Geom. Miglietti, fornaciaro in Leinì. Oggi è un delizioso B&B, che vi suggerisco.

LOCALI

Anche se le mie antenate ritenevano sconveniente essere “donna da bar”, io li trovo una delle attrazioni urbane più distintive: Torino è luogo di storici cafè, di ottime pasticcerie, cioccolaterie, bar. Naturalmente dovete girolare sotto i portici di via Roma, ma soprattutto di Piazza Castello: sosta imperativa da Baratti & Milano e da Mulassano locale liberty con favolosi tramezzini. Portici in via Po fino a Piazza Vittorio, deliziosa, affacciata al fiume e alla Gran Madre (dove si sono sposati i miei genitori). Passato il Ponte, si aprono Borgo Po (lato sx) e La Crimea (lato dx). C’è un ristorante dove sono stata più volte Birilli, un Bistrot Cannavacciuolo dove devo ancora andare, chissà dov’era la Latteria frequentata 110 anni fa da Gilin d’Or (fratello di Concetta) pontiere alla Caserma di Corso Casale, lì presso. Io lo ho denominato Genio Amatori, perché tombolava donnine come fossero birille, ad Oropa, a Biella, Torino e Leinì, in Riviera e al Fronte sul Piave: di lui sono rimasti un letto francese in ferro battuto (ih, ih!) e decine di cartoline amorose, con i disegni di Dudovich. Oltre Po, potete andare in Collina (Villa Gualino. Villa Vela), o a Superga. Di qua dal Po, oltre ai Murazzi (resi celebri per gli aperitivi), c’è il Parco del Valentino, interessante finzione eclettica, col Borgo Medievale fintarello, ci sono le società remiere, le gelaterie col dehor. Rientrando nel quadrillage romano, accedete alle zone “savoiarde”: tutti nomi di nobili legati ai Savoia; sono tollerati Cavour, Rattazzi, Giolitti, Mazzini. Belle zone di case borghesi, con cancelli, giardini, statue, poche botteghe. Da queste parti ho cenato al Jazz Club Torino, con spettacolo (consiglio); adesso ha aperto qui un’Opera Baladin (c’è un Petit Baladin a San Salvario, via Saluzzo). Da Piazza San Carlo, si raggiungono facilmente i miei luoghi abituali: Piazza Bodoni (Galleria Fogliato di arte ottocento piemontese), Via Lagrange (boutique a nastro, tra cui il cioccolato Gobino), via Carlo Alberto (Pasticceria Gerla), le Gallerie Subalpina, Umberto I e San Federico, Corso Vittorio (Caffè Platti, Pfatisch, Gerla). Un posto per il brunch è Il Convitto. Un tempo anche via Roma aveva locali luccicanti, che hanno un po’ perso lo smalto, soprattutto verso la Stazione dei treni (desolante il vermouth bevuto alla ex Talmone). Torino ha vissuto anni illuminati, dopo le Olimpiadi invernali: oggi sembra essersi spenta, un cicinin di degrado ha rifatto capolino in San Salvario, dove girolare di notte era diventato sicuro grazie alla movida (come a Salerno e a Madrid) e non è più così.  Mi domando se manchi un Expo o manchi un Chiamparino.

Torino è luogo di storici cafè, di ottime pasticcerie, cioccolaterie, bar.