Strà-NO
la Trilogia della villeggiatura […] in origine durava 4 ore
nelle Ville sul Brenta dove avevamo debuttato […]
a Villa Pisani, se si stava là 5 andava meglio ancora
GABRIELE VACIS 1999 INTERVISTA DI OLIVIERO PONTE DI PINO
STRÀ
Non voglio strà-fare con i calembour, ma il comune di Strà qualche strà-nezza ce l’ha. Quando lavoravo nel Consorzio di studi e ricerche che riuniva tutti i Comuni della provincia veneziana, Strà non solo non aderiva (erano meno di 10 su 42), ma NON inviava i dati all’Istat, compromettendo le statistiche provinciali (compariva la sigla n.p. non pervenuti). Una forma di singolare disobbedienza istituzionale, mai spiegata, anche perché a Strà c’era l’unica Villa Veneta di proprietà dello Stato, la Nazionale Pisani. Tale era diventata, direi, in virtù del soggiorno dei Reali (ai tempi). Potrei inventarmi che gli stratèsi, abitanti di Strà, si rivalessero di una sottrazione: ridateci la nostra Villa e vi daremo i nostri dati. Naturalmente scherzo, ma questa interpretazione mi permette di sondare una strà-na noncuranza dello Stato nei confronti della Villa Pisani. Rimasta Museo nazionale (e NON è un museo, acci), vanta uno straordinario Parco (con Labirinto, Belvedere, Esedra, Serre Tropicali, Scuderie, Aranciera, cafe-house, ghiacciaie e laghetto). Ha una dimensione ragguardevole (diversamente da molte altre Ville Venete, non ultima l’adiacente Cappello). Si prende una cospicua porzione di riva-del-Naviglio, anche se la strada la separa dall’acqua. Da qui parte il Corteo Storico autunnale, che riecheggia quello sul Canal Grande (Girolo Riviera Fiorita) e porta alcune imbarcazioni settecentesche, sul Naviglio fino a Fusina, in Laguna: tutti/e vestiti da dame e cavalieri, doge e dogaressa e poi pupparini, mascarete, gondolini delle società remiere. Eppure, sembra che lo Stato, consideri questo monumento figlio di un dio minore. In bus, incontro un mio coetaneo che da ragazzo andava in bicicletta, da Mira, a giocare nel Parco: erano gli anni in cui Manuela Briani, figlia del giardiniere, si impregnava di quelle visioni -labirinti, barchi, cancellate, statue, viali, roseti- che sarebbero diventate le sue opere “di carta”.
ALLA SCOPERTA DI:
MOSTRE DI UN DIO MINORE
Son stata a Villa Pisani tante volte. Memorabile solo una: la serata di Passacaglia-e-tango nel salone da Ballo, sotto i cieli di Tiepolo: correva l’estate del 2000, il Festival Ville Aperte aveva programmato questo concerto, con il bravissimo Mondelci, direttore a Padova. Musici perfetti, selezione vagamente provocatoria, salone splendido. Evviva. Le altre occasioni sono state -in trent’anni- esposizioni temporanee che mi hanno SEMPRE lasciata con una sorda delusione, il dispiacere delle occasioni mancate. Tre o quattro stanze, magari al piano terra, senza nemmeno salire negli appartamenti “reali”, una ventina di quadri o di fotografie, dei manichini coi vestiti, chissà cosa. Ci sono sempre andata speranzosa di dovermi ricredere. Invece Villa Pisani è così: un contenitore indifferente di mostre da paese. Eppure c’è una Sovrintendenza, emanazione dello Stato, che si occupa della Villa e che, negli anni Novanta, ha restaurato moltissimo: le serre tropicali (dove ho visto Marco e Mattio, con Mirko Artuso), l’aranciera, la Casa dell’Asina (detta Pisanella) e uno spazio cafeteria finalmente! Ma dopo questa stagione, più nulla. Perché, acci.
Già in questo millennio ho visto una Mostra su Emma Ciardi, novecentista che dipingeva il Settecento veneziano per gli stranieri collezionisti: artista appropriata all’ambiente, ma “appesa ai muri”, così senza troppo allestimento, in qualche stanza del piano nobile. All’ultima Mostra, su Capucci (dopo una su Dior a Venezia, senza abiti, solo fotografie in bianco e nero), niente accesso ai piani nobili: tre sale in fondo all’atrio, una decina di manichini in tutto, i soliti abiti scultura, visti e strà-visti (all’Arsenale, a Pitti, alla Masone di FMR Girolo Parma); deludentissimo, quasi disdicevole. Perché, acci. Anche sul prezzo vi è poi da ridire: 9 euro, uno per ogni abito visto, senza alcuna riduzione per anziani e/o residenti. Mi si obietterà che è incluso il Parco, ma ahimè, le Serre Tropicali stanno degradando orribilmente, la cafeteria out of business, i bagni non diciamo; per fortuna ci sono i vasi degli agrumi come consolazione e i banani han messo le foglie nuove, anche senza giardinieri.
IL PARCO COME CAMPO-VOLO?
Nelle Scuderie che chiudono il Giardino, in fondo alla gigantesca vasca d’acqua, ho visto due spettacoli teatrali, azzeccati: nel 1993 una Villeggiatura goldoniana rivista da Vacis, con Paolini sconosciuto e, nel 2019, un Paolini ormai famosissimo ne Il Milione (auto parcheggiate lungo il Naviglio, fino a Dolo). Ecco, forse la Pisani è “fuori scala” e diventa come un “campo volo”, per concerti o per spettacoli di grande richiamo. Infatti, se guardate l’estate c’è un Calendario da campo-volo: sospeso tra 2006 e 2016, è ripreso a pieno ritmo. Forse, il nostro Stato considera la Pisani un monumento complicato, troppo grande da allestire ex novo (come La Venaria Reale, per dire), difficile da promuovere su larga scala (come i castelli della Loira). Impossibile far intervenire qualche archistar per un restauro-rinnovo che si conquisti la scena globale? Troppo costoso e con basse attese di ritorno economico. Certo non saranno “esposizioni pret-a-porter” di piccola scala e piccolo pregio ad ingolosire il grande pubblico. Penso: ma le Fondazioni degli stilisti o il magnate della moda Pinault (in memoria del soggiorno di Napoleone alla Pisani), non sono interessati al lancio di questo spazio unico?! Strà-no.

