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QUIRINO DE GIORGIO 2

Vi avevo promesso che sarei andata a Pontelongo e a Candiana, a vedere cosa aveva progettato l’architetto Quirino, scoperto a Vigonza (Girolo La Piazza Metafisica). Giroliamo  anche nel Tempo, a ritroso: partiamo dal Novecento Littorio e risaliamo al Cinquecento Sansoviniano. Prima tappa Pontelongo, fuori dal centro  c’è un edificio degli anni Trenta (ex casa del Fascio?) non bello, ma molto caratteristico ed interessante, inconfondibilmente Littorio. Sopravvive in stato di palese degrado, ma abbiamo speranza: viene promesso da Comune un intervento di recupero, imminente (siamo nel 2020). Ci girolo intorno e direi che fino a non troppo tempo fa fosse utilizzato come palestra. Speriamo il restauro sia fatto bene, come a Vigonza. Arrivo fino alla parte di Pontelongo, sdraiata lungo il fiume: insediamento classico, un po’ somiglia ad Adria (Rovigo, Polesine), un po’ a Cavarzere (Venezia, Adige). C’è una bella Chiesa, le case rivierasche in fila, lontano si vedono gli Euganei. C’è una via Zuccherificio: in queste zone è un classico (anche a Cavarzere), si scollettavano le barbabietole e si raffinava polvere bianca. 

Ritorno sulla Strada del Mare SR 104, la percorro fino a Candiana, mia seconda tappa per De Giorgio, che qui ha progettato e realizzato un Borgo rurale, come quello di Vigonza. Parcheggio davanti al Municipio, vistosamente Littorio, ma molto maneggiato. Sono in una piazza lunga, intitolata a Rubin de Cervin, il cui cognome mi richiama una baronessa veneziana, Teresa, mancata nel 2004: donna famosa per le battaglie in Salvaguardia della Serenissima, prima con l’UNESCO e poi come Sovrintendente ministeriale, ai tempi in cui il giovane Sgarbi iniziava la propria carriera. Scopro solo a Candiana che Rubin de Cervin, marito di Teresa, era un Albrizzi, famiglia che dà il nome alla via che ho appena lasciato e che evidentemente aveva possedimenti e interessi a Candiana. Dalla piazza, imbocco la via Borgo, per questo sono venuta: la apre, a sinistra un edificio in mattoni, ad arco, simile a quello di Vigonza. Ma, molto meno conservato. Così è tutta la via Borgo, una mezza delusione: se in planimetria si ritrova perfettamente l’insediamento originario di De Giorgio, girolando a tre dimensioni, l’effetto è smarrito. Moltissime case, seppur normalmente abitate (o forse proprio per questo), sono irriconoscibili o conservano appena appena qualche dettaglio. È il progresso, Bellezza! E le persone giustamente devono abitare il proprio tempo: magari spetterebbe ai Comuni proteggere e mettere in valore il Passato, ma è la solita vecchia storia. Quello che mi ha colpita, però, è che in piazza Rubin ci sono tracce di un altro Tempo, ben prima del Duce. Torno indietro in tutti i sensi.

ALLA SCOPERTA DI:

CATTEDRALE DI CAMPAGNA

Impreparata al Cinquecento, mentre cerco il Novecento, fotografo comunque la bella facciata della Chiesa di Candiana, dalla quale  stanno uscendo persone, state alla Messa di Domenica. Motivo per cui non entro. Leggerò sulla Guida che questa chiesa è talmente pregevole e importante, come traccia di un ricco passato, da meritarsi l’appellativo di cattedrale di campagna. Appartenne, infatti, al primo insediamento notabile nelle terre basse di Candiana: un Monastero Benedettino di San Michele, gigantesco, di cui rimane la grande mole, aperta ai campi. E’ quella che fotografo dalla via Sant’Ernesta, che percorro tutta, uscendo dalla Piazza Rubin, seguendo via Valli di Candiana

Oltre quel che resta di un lunghissimo muro di cinta, sta ancora maestoso il resto del Monastero, del tutto abbandonato dopo il periodo napoleonico e resistente al Tempo, come un vecchio vascello spiaggiato nella campagna.  Secondo il poeta Diego Valeri la campagna padovana è la perfetta idea platonica di Pianura: vero. Lascio il  relitto benedettino, al limite dell’inquietante, chissà a quale destino destinato. Torno sulla Strada del Mare SR 104 e fotografo una bella casa rurale: un prototipo di edificio ad arconi, non ancora reinterpretati dai progettisti contemporanei (Girolo Paluello).

La campagna padovana è la perfetta idea platonica di Pianura

SANSOVINO A PONTECASALE

Il viaggio a ritroso, tuttavia, lo proseguo per una viabilità minore, alternativa a quella della Strada del Mare, che mi porterebbe verso Padova e Piove di Sacco. Faccio rewind su via Sant’Ernesta, via Valli, via Borgo, non prendo via Cesare Balbo, mi avventuro per via Fossaragna e via Monea che serpeggiano nell’idea platonica di Pianura;  spero di non incrociare veicoli in senso inverso. Serpeggio abbastanza a lungo (qualche chilometro) per pensare di essermi persa e di dover fare inversione di marcia (ci sono piazzole e qualche casa con cortile). Il premio, alla fine della via Viona, è un classico della Girolona: la strada in mezzo ai campi finisce contro la quinta di un teatro: a destra si svolge il muro di cinta che può essere solo di casa padronale, a sinistra stessa cosa, addirittura impreziosito da merlature; davanti a me una facciata di Oratorio con le statue dei Santi Pazienti a vigilare. Invece di entrare in un quadro Novecento, di De Chirico (Girolo: la Piazza Metafisica), sto entrando in uno schizzo dei Fratelli Tiepolo. Ho sentito parlare della Villa Garzoni di Candiana, in località Pontecasale, ma la trovo per colpo di fortuna, senza cercarla. Svolto e parcheggio di fianco al borgo che però appartiene alla Villa Renier e non alla Garzoni: non ci facciamo mancare nulla: se i Garzoni erano nobili bolognesi, direi che i Renier siano proprio veneziani. Vicini di Villa. Il sito è stupefacente, un miglio nobile. Ho trovato online gamberettarossa.it che presenta una visita guidata a queste ville, e ve lo raccomando. Individuo ben due locali in cui potrei pranzare: il Ristorante da Renzo e la Steakhouse al vecchio Borgo, uno di fronte all’altro, incredibile.

Prima, però, percorro a piedi la cinta di Villa Garzoni (poi Donà delle Rose, poi società agricola, ora chiusa alle visite), lunga e merlata, con portoni imponenti ed eleganti. C’è un pezzo di prato che ricorda l’esterno di Villa Pisani a Strà, da lì, sullo sfondo l’Oratorio e il campanile che mi hanno accolta, formano uno scenario perfetto, quasi intatto. Sul lato opposto alla Villa (gigantesca proprietà) ci sono case rurali, alcune in abbandono, altre restauratissime, belle e abitate. Sbircio dentro al compendio della Garzoni: parco padronale, accesso alla Villa con statue, corti rurali, bellissime. La facciata del Sansovino è strepitosa: per chi ha in mente la sua Loggetta sotto il Campanile di San Marco, direi che qui Jacopo si è superato, in leggerezza ed equilibrio. Grandissimo. Leggo nella bibbia del Mazzotti che di Sansovino erano anche i camini e addirittura i mobili: tutto svenduto nel decadimento della nobiltà. Torno sui miei passi e scelgo da Renzo, perché dai tavoli dei commensali si alza un profumo di funghi promettente. Ordino però i bigoli co’ l’arana (anatra) per poterci portare Stefano se meritano; la porzione potrebbe sfamare 4 persone e l’ostessa è attrezzata con vaschette takeaway. Steakhouse, takeaway; se penso al Jazz Club di Correzzola (Girolo Foce del Brenta), il nuovo Millennio è qui, tangibile:  Il Tempo va a ritroso, ma anche avanti. Il vino che scelgo (e naturalmente porto via con me, a bottiglia quasi piena) è un DOC Rosso del Colli Euganei, cabernet franc e merlot, squisito, prodotto a Due Carrare: Pigozzo Oltre il Limite www.salvan.it