Puglie (4)
LE PUGLIE, TANTA ROBA
Sapevo dall’inizio che non esisteva una sola Puglia: ci sono le Puglie (girolo Puglie 1). Le possiamo dividere per province? Forse. Seguendo i temi esiste una Puglia delle Cattedrali: avendo già girolato per Trani, Ruvo e Troia, Bitonto e Bari, in questo quarto girolo aggiungiamo Bitetto, scoperta nel 2026. Poi ci sono Tavoliere, Murge e Gargano, le Puglie rurali, con paesaggi non da meno delle marine: qui passiamo un attimo da Lucera. Nella regione che confina con la Basilicata il paesaggio cambia: di Altamura e Gravina ho recuperato diapositive del 1989 e sono anni luce distanti dai centri bianchi della costa. E finiamo sempre di trascurare Taranto, capoluogo in cui si risolve un problema ma poi ce ne restano mille, come dice la canzone. Siamo transitati chissà in che anno, abbiamo visitato il Museo nazionale archeologico che oggi si chiama MARTA e bisogna senza dubbio ritornarci. Lì ho visto la più struggente delle teste fittili dipinte (una donna che ha il labbro spaccato dai secoli) e una collezione di Tanagrine, le statuine appena sporcate di colore (originarie della Beozia), che nemmeno sapevo esistessero: un colpo di fulmine! Spero tanto che si manifesti una rinascenza tarantina, magari come reazione ai dolori dell’ILVA che non finiscono mai (molto doloroso è il film di Michele Riondino, Palazzina LEF). Del rinascimento Salentino sono pieni i Giroli precedenti, ma ad ogni discesa si scoprono sempre nuovi borghi che vale la pena di girolare: qui vi parlerò di Nardò e di Specchia, ma le Guide alternative segnalano anche Ugento, Poggiardo e Casarano, dove pare che il FAI abbia messo in valore preziosi mosaici pugliesi (a differenza di Otranto sono lucidissimi). C’è materiale per un Puglie 5, almeno. E poi vi dico due parole su Gioia del Colle, una tappa veloce e su come ci siamo persi a Sogliano Cavour, cercando Galatone. Voglio dirvi della delusione che ho avuto vedendo dal vero, a Santa Cesarea, una icona dello sviluppo turistico del Novecento: la Villa Sticchi, eclettismo storico arabeggiante, brutta, restauratissima e inutilizzata. A voi comporre il vostro itinerario pugliese, secondo la stagione, il tempo a disposizione, la passione per fare-il-mare o il mare d’inverno, la vocazione alla guida lenta, mentre i pugliesi vi sorpassano come saette.
ALLA SCOPERTA DI:
NARDÒ E SPECCHIA
Per usare (anch’io) gli stereotipi del turismo, dirò che Nardò è una piccola Lecce e Specchia una piccola Ostuni. Entrambe hanno una piazza importante, con Chiesa e palazzi, per il resto si differenziano abbastanza, pur essendo distanti pochi chilometri ed ambedue salentine. Nardò ha vie più larghe, in piano, con diversi palazzi diffusi, portoni importanti, una atmosfera seriosa da paesone cittadino. Verso l’ora serale si animano i caffè e c’è vita che non definirei movida. Abbiamo cenato in un ristorante di tendenza, con un oste piacione e troppe pretese: forse Nardò è trendy, ci arrivano da Lecce. Dovessi dare un colore a Nardò, sicuramente sarebbe il sabbia barocco (da aggiungere alla cartella Pantone). Specchia, invece, ha vicoli a saliscendi, scalette esterne, l’unico palazzo castellato è in piazza, dove stanno allestendo un imponente apparato festivo, di luminarie. Parecchie case sono restaurate, ma non tutte e molto è in vendita (effetto taranta?), dagli scorci non si vede il mare, ma la percezione è quella di Ostuni alta: un paese di impianto medioevale, blandamente arroccato. Se venisse completata la rinascenza di Specchia avremmo un villaggio bianco o prevalentemente bianco. Se, come dice Lucio Dalla a Bologna non si perde neanche un bambino, noi ci siamo persi cercando Galatone, che viene indicato ossessivamente lungo la superstrada salentina. Invece, arrivando da Specchia abbiamo sbagliato ad ogni incrocio e siamo finiti in una piazza che era scena di teatro, con una Chiesa e nobili facciate tutt’intorno: da una parte si andava a Melpignano (luogo della Taranta!), dall’altra a Soleto (borgo raccomandato dalle Guide), poi a Maglie e a Cutrofiano: Galatone scomparso al navigatore! Non abbiamo capito dove fossimo -bel posto, cosa sarà- e abbiamo desistito, puntando verso la nostra Masseria sulla SP 113. Sulla mappa di carta (sempre con me) ho scoperto che eravamo stati a Sogliano Cavour, dedicato all’unificatore d’Italia, come il nostro ristorante di Veglie. E Galatone può attendere.
RITORNO A LUCERA
Dico qui una cosa che riguarda il rientro a Casadolo da destinazioni molto distanti: il Portogallo, Andorra, il Baltico (vedi Giroli). Le Puglie, per capirci, iniziano dopo Termoli (Molise) e, da Dolo, abbiamo già fatto 600 chilometri o più. Anche tirando dritto per la A4 (saltando il periplo del Gargano), sono altri 450 chilometri per arrivare al finis terrae di Leuca (Girolo Puglie 3): li potete fare tranquillamente sulla superstrada del Salento, godendovi il paesaggio, ma restano tanti. Quando si scende va bene tutto, si è carichi di curiosità e di attese. Al ritorno, la vacanza è finita, i chilometri diventano pesanti: le tappe del rientro si fanno per non schiattare al volante, sgranchire le gambe, mangiare qualcosa. Si finisce di avere troppa fretta di arrivare a casa e si bruciano delle occasioni. Così ho deciso di scegliere un bel posto per fermarci una notte, appena sotto il Castello svevo di Lucera, un Borgo Vinceri molto ben restaurato, arredato ed organizzato (quasi lusso). Questa scelta è stata premiata pienamente dal girolo intorno al Castello (quasi un chilometro) e dalla sua visione notturna, che evoca addirittura Avila de Los Caballeros (Giroli Spagna). Abbiamo migliorato la valutazione su Lucera, che nel 1989 ci era parsa qualunque: avevo alcuni scatti folcloristici di carretti e case a capanna, le feritoie del Castello, nient’altro. Prendendola con calma (pernottando), anche il suo centro storico ci è parso migliore, non imperdibile ma dignitoso e il cantiere di un gran viale che lo collega al Castello potrà diventare attrattivo anche per i visitatori. La sua Cattedrale, come sfondo del nostro aperitivo, ci risulta molto più garbata di come la ricordavamo. E’ originale, per le sue torri diverse: una larga a destra -quassi un torrione- ed una smilza a sinistra -quasi un minareto. Nonostante manchi il rosone (come a San Nicola di Bari) la facciata è in equilibrio, il rosa dei mattoni poco cotti e il bianco dei decori barocchi. Posso dire che la luce della sera aiuta ad apprezzare la Cattedrale di Lucera, anche se non concordo affatto con le due stelle che le accorda il TCI (come le Cattedrali di Trani e Troia, vogliamo scherzare?). Il viaggiatore Lenormand (Girolo Calabria), descrive la Cattedrale con enfasi: da buon francese scrive che è eminentemente francese di planimetria e di architettura, ma (gentile concessione) sono laboratori indigeni di pietre ad aver eseguito le decorazioni. Bontà sua!
Quando si scende va bene tutto, si è carichi di curiosità e di attese.
BITETTO E GIOIA DEL COLLE
Prima di arrivare a Lucera -sempre per rallentare il viaggio di ritorno a casa- tappa a Bitetto che è vicina a Bitonto non solo foneticamente. Un centro delizioso, piuttosto ben tenuto, una Cattedrale leggiadra, col suo portale e il suo rosone, la cifra che ormai conosciamo a questi centri pugliesi. Di fronte a lei, un palazzetto civile, molto singolare, senza pompa. Giroliamo per i vicoli deserti (ora di pranzo), scorci garbati, edilizia priva di grandi emergenze, qualche bel pezzo di street art. Per equità tra le tappe di discesa e di risalita delle Puglie, devo dirvi che a Gioa del Colle abbiamo trovato un bel Castello, di richiamo federiciano (adibito a museo?), alcune belle vie e piazze restaurate, scorci di chiese ed una cantina raccomandabile Puglia 1988, dove abbiamo gustato una selezione di formaggi morbidi (mozzarelle), con diverse lavorazioni ed accompagnamenti (mostarde, riduzioni, marmellate), davvero ragguardevole. Per i cultori: ho bevuto una birra artigianale molto buona (non la Raffo), in questo campo tutte le regioni si sono date da fare.
VILLA STICCHI, MEGLIO IN CARTOLINA
Per molti anni, insegnando urbanistica dei luoghi turistici, ho spiegato ai miei studenti che a cavallo tra Otto e Novecento sono fiorite stazioni balneari, basate sui bagni curativi e termali: si pensava allora che l’acqua salsa e fredda facesse più male che bene. Così, anche in luogo di mare -lungo i lidi vicino alle città- si andava per affidarsi alle diverse terapie, nascevano istituti curativi e bagni caldi; sull’arenile si passeggiava, molto e bene vestiti/e. Santa Cesarea, sita in bella posizione lungo un tratto costiero diverso dal piatto litorale adriatico, è diventata luogo di villeggiatura dei ricchi leccesi. Tra essi un tal Ingegner Giovanni Pasca ha fatto costruire un villone, secondo il gusto eclettico del tempo, con fatture moresche un po’ grossolane, a colori vistosi. Tale compariva nei testi di storia del turismo, richiamando immediatamente il coevo Grand Hotel Excelsior del Lido di Venezia (sul cui terrazzo nacque la Biennale del Cinema). Una icona, per chi studia i luoghi del turismo. Ho voluto andare a vedere coi miei occhi e sono rimasta gravemente delusa: l’edificio, benché molto restaurato è davvero brutto, troppo colore, troppo stucco fasullo, troppe cattive citazioni arabeggianti. Oggi sembra che i due proprietari (gli eredi Sticchi e una società Moresco) non si accordino sul riutilizzo, nonostante l’investimento ormai completato. Non parlerei di ecomostro, ma per essere un monumento balneare lo trovo imbarazzante. Magari ci investirà Briatore, per dire, che per me è l’eccellenza del ricco-volgare.
ALTAMURA E GRAVINA
Famosa per il suo pane (di cui trovate imitazione in ogni supermercato), Altamura era già affascinante nel 1989. Una cattedrale degna delle famose consorelle, vicoli scuri ma promettenti qualora fosse sopraggiunto un recupero urbano sistematico. Confidiamo che sia stato così, nei decenni della rinascenza pugliese. Lo stesso mi auguro per Gravina. A vedere le immagini luminose nel web, sembra di sì: anche per quelle cittadine minori la rinascenza ha funzionato (buoni sindaci, denari dell’Europa, bonus nazionali) e forse sono arrivati i visitatori, che a fine anni Ottanta proprio non c’erano. Qualche diapositiva, per memoria e per il prossimo girolo.

