PUGLIE 2
LA RINASCENZA PUGLIESE
Dopo il primo girolo nelle Puglie, primavera del 1989 (Girolo Puglie 1), nel 1992 andammo a fare-il-mare a Porto Cesareo, con gli amici Susi e Nicola (c’erano anche Pino e Dario). Scoprimmo le spiagge di sabbia quasi bianca, de Le Dune e del Tabù: si camminava in mare per centinaia di metri prima di immergersi completamente, l’acqua di cristallo, veniva voglia di berla. Scoprimmo i pasticciotti (che poi vennero fatti Santi): per colazione uno dei maschi, a turno, andava in centro a prenderne un vassoio gigante, che svuotavamo con metodo, fino all’ora di pranzo. Lunghissime colazioni sulla terrazza, chiacchierando o leggendo: vero rituale della vacanza. Per me che non amavo il dolce, c’erano i rustici, calzoni ripieni di mozzarella e pomodoro. Tornammo a Porto Cesareo che il figlio di Susi e Nicola aveva due anni, direi nel 1995. Raggiungendo la meta facemmo tappa in qualche sito già visto, come Trani, Ruvo, la valle d’Itria e Torre Guaceto. Poi, basta fino al 2014, ad eccezione di Martina Franca dove passammo nel 1996 tornando dalla Calabria (girolo Calabria). In quell’arco di anni le Puglie si sono trasformate moltissimo: una sorta di rinascenza, economica, culturale, turistica: io lo definisco effetto Taranta ma è la combinazione di tanti fattori che per fortuna non devo spiegare. Mi piacerebbe pensare che Stefano ed io, nei primi anni Novanta, abbiamo fatto tendenza: dopo le nostre vacanze, il Salento è diventato di moda. Ovviamente scherzo, ma le date corrispondono. Quando nel 2014 ho deciso di prendere come campo base Bari (sempre evitata nei precedenti giroli) Stefano mi ha seguita quasi recalcitrante, sicuramente stupito del mio azzardo. Le grandi città pugliesi, Bari e Taranto e persino Lecce, avevano fama di posti malmessi o addirittura malfamati. A Barletta, nel 1989, ci avevano sconsigliato di andare in giro con la macchina fotografica e a Brindisi meglio proprio non fermarsi. Invece, effetto taranta, trovammo Bari Vecchia accogliente e curata, rinnovata dalle fondamenta anche grazie ad una marea di fondi Europei. Nel 2014 e nel 2026 (altri 12 anni di effetto taranta, nonostante la xylella che secca gli ulivi), le Puglie ed il Salento in particolare sono diventati -davvero- la Toscana del Sud, come qualche volta si dice. Al 2026 è dedicato il girolo Puglie 3: qui mescolo due capitali, Bari e Lecce, due anni (2014 e 2026), con un corollario di centri minori e di paesaggi.
ALLA SCOPERTA DI:
BARI VECCHIA
Sarà stato il buongoverno del sindaco Emiliano (tra 2004 e 2014), i fondi dei Progetti UE, il benessere economico, chissà cosa: nel 2014 Bari Vecchia era godibile oltre ogni attesa. Conoscevamo le cattedrali dei centri minori, dal 1989, ma mai avevamo osato fermarci per San Nicola, San Sabino & Co. Invece, la passeggiata lungomare, riforbita alla grande, ci conduceva, come un luminoso viatico, fino alla chiesa del santo patrono Nicola e fino al Castello Svevo Normanno. Ma era tutto il centro antico barese a presentarsi riforbito, per lo struscio vespertino, che avevamo sperimentato a Canosa 15 anni prima e che ormai si chiamava movida. Un flusso vivace, nel delta dei vicoli, anche loro bianchi della pietra lustra che accomuna le sponde adriatiche (giroli Luce Dalmata). Tutto pareva sfociare nelle due piazze, Mercantile e Ferrarese, con le deliziose absidi della Chiesa di Vallise. Le mie foto di Bari 2014 non sono bellissime, forse invase da un alone luminescente: luce lapidefatta di cui Bari è sempre stata costruita, ma che aveva ripreso a brillare. Bello e gratificante, mi verrebbe da dire giusto. Con tutte le polemiche sull’indolenza del nostro Sud e sullo sperpero di denari Europei: Bari è la giusta smentita. Dal nostro hotel di Bari (qualunque), partivamo per escursioni giornaliere, tornando dove eravamo già stati tra 1989 e 1995: a Castel del Monte (imperdibile), a Trani, Molfetta, Bitonto, Martina Franca. Cenavamo a caso, orecchiette e pescato, offerti nei vicoli o lungomare.
MARTINA FRANCA: BAROCCO BISCOTTO
Martina Franca mi era piaciuta moltissimo anche nel 1989. Per me era Martina Franca l’icona del barocco pugliese che preferivo: decori non eccessivi, di pietra tenera color sabbia, in contrasto col bianco degli intonaci. Sbriciolato di biscotto col latte. Un effetto elegantissimo, una decorazione sapiente anche quando era esagerata, perché il bianco la smorzava, la circoscriveva. Ho amato fin dal 1989 le terrazze, le balconate, i graffiti e bassorilievi e le volute, le chiocciole, i ghirigori, i vasi, le figure, le colonne, gli archi tondi o schiacciati che chiudono le logge, i portali massicci, qualsiasi decoro che bordava il bianco, come una passamaneria di pietra. E anche gli scorci, dove era il bianco a dominare, magari con qualche porta blu o blu grigio, qualche balconcino in ferro con la pancia da cortisolo, qualche fico lussureggiante sui balconi (cosa sconosciuta al Nord), le bouganville traboccanti di fiori a marzo, i fichi d’india e le succulente rigogliose anche in un vaso con poca terra o in una crepa del muro. Martina Franca è una scena teatrale continua. Ci siamo tornati nel 2014 e ho potuto fotografare le stesse cose, medesimi scorci ed inquadrature: tutte molto riforbite, come giusto che sia. Tra 1989 e 2014 ci sono immagini di altri centri minori: Oria, Altamura, Manduria. Alcune in bianco e nero, altre coi colori in piena luce.
LECCE, BAROCCO SONTUOSO
Abbiamo dovuto attendere il 2026 per una piena rivalutazione di Lecce. Penso che se ci fossimo andati nel 2014, da Bari, avremmo già potuto rivedere l’impressione deludente avuta nel 1989. Ma, di certo oggi, Lecce ha un fulgore ed una vitalità smagliante, frutto della rinascita salentina durata ormai trent’anni. E’ piena di visitatori, scolaresche perché è primavera, stranieri a gruppi perché il Salento è di moda. Se guardo le quattro foto fatte nel 1989 e le confronto con le 100 di oggi, tocco tutta la differenza, senza tante parole. Ne metto due coppie, per farmi capire: un palazzo nella piazza del Duomo e la facciata di Santa Croce. Ci si aggira tra palazzi, chiese e case quasi sempre signorili, un’infilata di salotti dove sedersi, di negozi forse troppi e troppo turistici. Ovunque è stato messo a nuovo e in risalto il decoro barocco: bianchissimo o, più spesso, color sabbia gialla: se Martina Franca è severa, Lecce è sfacciata. Penso alle merlature fatte in spiaggia, da bambini, prendendo la sabbia bagnata dal secchiello e facendola liberamente colare goccia a goccia, formando pinnacoli e ghirlande. A Lecce c’è stato tantissimo restauro edilizio e urbano: oltre ai Progetti Europei (testimoniati da moltissime targhe), c’è molto bonus facciate e anche 110%. I governi non han fatto solo danni: i denari spesi per manutenere il patrimonio sono sempre e comunque ben spesi, per tutti. Se si potesse mettere a patrimonio quello che abbiamo in Italia di immobili, paesaggio e beni culturali, il nostro bilancio sarebbe il migliore del mondo. Forse è anche per quello, che ci comprano un debito pubblico tanto enorme.
Lecce ha un fulgore ed una vitalità smagliante
NON SIAMO ALLE MALDIVE
Nel Girolo Puglie 3 vi parlerò delle maldive del Salento: una moda recente di promuovere le spiagge, come le nostre a Porto Cesareo. Nel Girolo del 1989 siamo passati, veloci, per Lesina e Varano (i due laghi costieri del Gargano), di cui ricordo un paesaggio malgascio, da Canale Pangalanes (Girolo Madagascar): in effetti è Oceano Indiano, come quello delle Maldive! Il Gargano di Peschici, Vieste e Pugnochiuso (uno dei primi ClubMed) è stato a lungo in testa al turismo pugliese, prima del rinascimento salentino: le sue coste rocciose, sono agli antipodi delle Maldive. Nel 1989 siamo subito approdati al lato sud del promontorio: Mattinata, che ci folgorò col suo arco bianchissimo e Monte Sant’Angelo, una dadolata di case qualunque, bianche, pittoresche e malmesse (40 anni fa, non so oggi), con una fiera di panni stesi al sole. Nemmeno il mare che ricordo a Molfetta e Trani mi ha evocato atolli esotici. Cattedrali a parte, ci colpirono cose urbane, di città portuali e di riti legati alla pesca (le reti, le barche, i circoli dei pescatori) o decisamente religiosi, come le processioni degli incappucciati per I Misteri del Venerdì Santo, le statue portate in giro, come a Siviglia (Girolo Siviglia 2024). Fotografando reti e barche (a Gallipoli e Molfetta) non ho mai pensato al mare delle maldive. Dove, in effetti, non sono mai stata.
PAESAGGIO RURALE
Le Puglie non hanno il paesaggio “da affresco” della Toscana, molte delle litoranee corrono dritte in una campagna piatta, larga, vuota non fosse per le masserie, in qualche caso le pajare, che sono ricoveri in pietra, senza il bianco dei trulli. Si vedono fuori Lecce a Santa Maria di Cerrate, luogo del FAI, con deliziosa chiesa, frantoio (ipogeo), resti di convento, affreschi staccati. Mi è capitato di fotografare, a distanza di 37 anni, lo stesso scorcio di pianura a Lucera con la stessa masseria: non ero consapevole e mi confermo che il mio occhio cerca e coglie dettagli analoghi (Girolo Firenze). Non so cosa voglia dire, mi piacerebbe parlarne con uno bravo. Il Tavoliere mi aveva conquistata, verso Bovino, nel 1989 per la sua apertura e vastità, leggermente mosso, con il dominante colore del grano (granaio d’Italia, si dice). Altre due immagini, simili, confermano il mio occhio costante. Poi, naturalmente, ci sono le distese di ulivi (nonostante la xylella), con la loro terra rossa: ho fotografato nel 1989 quelli di Marina d’Ostuni. Voglio insistere sul paesaggio rurale per rafforzare l’idea che nelle Puglie non bisogna andare solo in estate per il mare delle maldive!! In primavera, la molta campagna che attraversate -sia lungo mare che all’interno- offre motivo di girolo, di fotografie, di suggestioni, di rilassante driving. A bordo strada fiorisce senza ritegno il crisantemo selvatico, giallissimo, intricato con la malva e altri fiori spontanei viola e lilla. A maggio si unisce il rosso del papavero, una bella tavolozza.

