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AVEIRO E FIGUEIRA DA FOZ

Fuggendo dalla torrida Spagna, nel 1997, approdammo all’Oceano portoghese: ad Aveiro (Recall Xavegas). Eravamo stati a Lisbona nel 1995, anno in cui Wenders girava Lisbon Story (Con libro Lisbona). Aveiro è una delle tante “venezie” del mondo, perché ci sono canali e una Laguna: non aspettatevi meraviglie, è una cittadina normale come Viana do Castelo a nord, nella regione del Minho. Di peculiare, ha alcuni palazzi modernisti (à la Gaudì, per capirsi) e le casette di legno fatte a cabina, dette palheiros, a righe orizzontali colorate: erano ricoveri per pescatori, adesso sono attrazioni turistiche. Affacciano alla Ria (canale) oppure sono decisamente fronte mare, cioè oceano, a Costa Nova, Praia de Mira e così via. Lungo la Ria di Aveiro stazionano anche le (o i?) moliceiros, imbarcazioni puntute e a fondo piatto, che servono a raccogliere le alghe in laguna. Poi ci sono gli ovos mole, dolcetti morbidi all’uovo (niente a che vedere con le pasteis di Belem) e i sapateiras, granchi enormi, color aragosta, con polpa deliziosissima. Andando a Sud, sull’Oceano, si incontra la stazione balneare di Figueira da Foz (la foce è del Mondego, il fiume di Coimbra), la quale vanta una spiaggia profonda, popolata di tende originali, per ripararsi dal forte vento oceanico. È un ibrido originale tra ombrelloni dell’Adriatico (il tetto) e tendaggi tipo Camelot: un arredo marittimo suggestivo, da vedere. La luce, inutile confermarlo, è pura seduzione.

Coimbra é uma lição

De sonho e tradição

O lente é uma canção

E a lua a faculdade

PAROLE DEL FADO DI COIMBRA

ALLA SCOPERTA DI:

COIMBRA È UMA LICAO

Nel 2007, lasciata la Galizia, la prima tappa portoghese è stata Viana do Castelo, dove avevano una casa gli amici Minelli. Con loro giroliamo in città, niente di speciale, gradevole, con qualche chiesa bianchissima orlata di pietra scura, lavorata come fosse sabbia umida (richiama il Sud America). Quanto al cibo, il puntiglio di Miss Miles ci salva da trattorie grossolane, con metodo laborioso; ma il cibo non è indimenticabile, comunque (Girolo Lisbona). Decisamente si mangia meglio a casa Minelli, bevendo un buon rosato, in memoria del Mateus, vino portoghese che ha spopolato in Italia negli anni Settanta e poi è sparito. Nel nostro primo girolo portoghese (1997), oltre ad Aveiro (Recall Xavegas), avrei giurato di essere stata solo a Coimbra, città della quale mi ero occupata per Unesco, nel progetto Alternative Routes in City of Art: si voleva proporre un itinerario legati al Fiume (il Mondego). Su Youtube, trovate Amalia Rodriguez che canta il Fado di Coimbra: un pezzo arcinoto, lo riconoscete appena inizia; pare sia una poesia antica, dedicata alla città e che ha originato una speciale declinazione locale della musica nazionale. Ricordo una Cattedrale severissima, Sé Velha, quasi una fortezza: sulla scalinata del portale ci eravamo trovati con Rodolfo e Roberta che stavano girolando in Portogallo per conto loro; fu una impresa, perché eravamo dei neofiti del cellulare e del roaming. Dalle diapositive, riemergono, dimenticate, altre città: ricostruisco ora per allora, che sono Evora (tempio romano) e Lamego (scalinate del Parco). Di Braga non ricordo nulla, so che ci siamo stati dall’asterisco che mettevo a matita sulla Guida verde TCI. Lo stesso, per l’Aquedotto de Amoreira (rinascimentale, a tre arcate sovrapposte) e per il Castello di Evoramonte, un combo tra Castel Del Monte in Puglia ed Avila in Spagna. Vedo nel web che sono monumenti impressivi e io non li ricordo e non ho uno straccio di diapositiva, nemmeno svampita. Forse, sulle Guide, segnavo delle intenzioni, cui non davamo seguito.

BATALHA E PORTINHO DA ARRÁBIDA

Nel 2007, lasciata Viana per raggiungere Lisbona, facciamo una sosta solo a Batalha, diffidenti perché è un Santuario e temiamo sia come Fatima o Lourdes (infrequentabili). Invece è un gioiello del tardo gotico portoghese che sembra barocco: la ridondanza è assoluta, ma fascinosa e la composizione perfetta nell’insieme, in ogni particolare. Sappia Isabella che il gotico Isabelino è nulla in confronto ai ghirigori portoghesi (Manuelini?): associo questo eccesso decorativo ai riflessi del curaçao, alle risonanze del fado, alla inquietudine di Pessoa. Forse la mia sintesi è illegittima: così vedo il magma dei portoghesi, eccessi struggenti.

Ho chiuso il Girolo di Lisbona, parlandovi dei suoi dintorni oceanici: qui vi segnalo Portinho da Arrábida. Lo so, chi è stato in Algarve dirà subito che Portinho è come il Lago di Viverone rispetto all’Atlantico. MA. Portinho è un sito delizioso, che si raggiunge faticosamente (come Cadaques sulla Costa Brava spagnola), avendo attraversato una Sierra tortuosa e selvatica, passato la regione dell’Azeitao: te lo conquisti. Non ci sono orde di bagnanti e quelli che ci sono sembrano Lisboetas in gita. Ha quell’aria dimessa e preziosa dei siti fuori porta, raggiunti dagli intenditori locali. Per me, rappresenta i “paraggi” delle città (come le spiagge fuori Dublino, Girolo), una tipologia di mare fuori dai cataloghi del turismo balneare di massa: li amo. Le foto di Portinho le metto qui, in Eumondo: perché l’Europa è anche questo, l’Oceano che sembra d’essere al lago, il mondo alla fine del mondo, senza drammi, casalingo.