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LA PASSIONE

Vi ho parlato di Oberammergau, in Baviera, a proposito della Passione di Sordevolo (girolo). Nemmeno in quella occasione mi sono ricordata di esserci stata, nella minuscola cittadina tedesca, correva l’anno 2000. La Girolona serve anche a questo: ritrovare in una scatola da scarpe dei negativi dimenticati e stupirsi che ci siano delle immagini tanto suggestive, che avevo rimosso. Avrei ricordato il nome Passo del Rombo, un valico alpino che dall’Austria riporta in Italia (Val Passiria in Altoadige), con curve deliranti: avrei ricordato che mi era stranamente piaciuto. Ma non avrei ricostruito, a memoria, una visione quasi estatica, forse persino più incisiva di Andorra (Girolo), anche se meno larga. Forse, proprio per questa impervietà, un luogo speciale. Ma andiamo con ordine. Quella del 2000 è stata un’estate difficile, l’ultima di mia mamma: Stefano ed io pendolavamo tra Dolo e Biella, disperatamente, con un caldo soffocante. Nelle foto, io sono magrissima per la fatica sentimentale, ero tornata ai miei chili di adolescente, sotto i 50: il grasso, fino ad un certo punto, è esantema di benessere. Decidiamo di concederci una escapade oltre confine: anzi ne passiamo due, l’Austria (girolo Wien) con le solite Solden e Hall in Tirol, e poi Garmisch e Oberammergau: io sapevo della Passione (uno spettacolo imponente, che in quel periodo non c’era), sapevo che era un “paese dipinto” ed ero affascinata da quel nome filastrocca, che rimbalzava: l’Ammer è un fiume, Ober la sua parte superiore e gau vuol dire regione: la regione dell’Ammer superiore. Passiamo, in auto, i soliti paesini pittoreschi: chiese di marzapane con decori di crema pasticcera e panna, cupole quasi nordiche o quasi slave, tipiche casette alpine tutto-legno in prati di un improbabile verde, tenuti benissimo. Mangiamo probabilmente il gulash e gli champignon impanati. Dormiamo in qualche gasthaus mit zimmer, nei letti che hanno un cuoricino intagliato in testiera e le tende rosse a cuoricini bianchi alle finestrine. Case di Heidi.

La Girolona serve anche a questo: ritrovare in una scatola da scarpe dei negativi dimenticati e stupirsi che ci siano delle immagini tanto suggestive, che avevo rimosso.

ALLA SCOPERTA DI:

BAROCCO ALPINO

Poi, arriviamo in una bomboniera perfetta, dentro una enclave tedesca che potrebbe essere austriaca tanto i due paesi si intricano, attorno ad una mittenwald, probabilmente un Parco protetto, che fa riferimento alla stazione sciistica di Garmisch, celebre per campionati del mondo e olimpiadi. Oberammergau è davvero tutta dipinta, decorata con minuzia e ridondanza barocca, ogni finestra e porta sottolineata da affreschi e arricchita, vieppiù, da fioriture strepitose di campanule, gerani, gerbere, lobelie, petunie, ogni fiore. Ci sono anche le insegne in ferro battuto e smalto, elaboratissime e spettacolari come a Salisburgo e ad Innsbruck (siamo in Germania, ma come fossimo in Austria). Farei un torto dicendo che questo paese è una cartolina, perché la regolarità e l’accuratezza dei suoi decori sembrano innate, vanno oltre il posticcio e il lezioso. Non so dire se siano tutte d’epoca (barocca) o se sia diventata una norma che tutti i proprietari rispettano, partecipi del decoro urbano. Capita spesso, nella Mitteleuropa, di trovare queste enclave decorate, benissimo tenute, con una corale dedizione all’effetto scenografico: qualcosa che può sembrare finto, il paese delle fiabe, destinato ai visitatori. Invece, direi che è nelle corde degli abitanti, probabilmente conservatori, molto radicati alla tradizione. Quando girolavo in Austria con mia mamma, spesso, trovavamo coppie in costume tradizionale: ma guarda come sono conciati quei due, cuoricini come nelle camere, velluto rosa antico, gonne larghe, sbuffi nelle maniche bianche, grembiulini e pettorine, gilet, pantaloncini scamosciati con le bretelle e giacche di loden con gli edelweiss ricamati. Penso a mia suocera Egle, che quando voleva dire ordinato-e-gradevole, parlava dell’Austria. Le immagini di Oberammergau dicono tutto.

IL ROMBO

Ma, mi ripeto, la vera sorpresa di questo girolo breve del 2000, è il valico del Rombo. Non c’entra niente il pesce (nemmeno fossile) e mi piace inventare che si riferisca a qualche tuono o effetto ventoso che si determina in quei paraggi, in virtù delle montagne, delle creste e delle gole, delle strette valli che si vengono a determinare. Invece, leggo: deriva dalla parola retica che significa piccola collina. E meno male che è piccola, perché se fosse stata enorme, le curve ci avrebbero stremato. Fatto sta che Giuliano (che scrive Guide cicloturistiche per Ediciclo), dice che sì, certo, il Passo del Rombo è celeberrimo per chi pedala e anche per chi ama le montagne; lui è tutte e due le cose, lo sa. Io, invece, mi sono riconciliata con la montagna molto recentemente e quando facevamo il traforo del Bianco per andare in Francia, avevo la nausea per 24 ore. Quanto a pedalare in salita (impossibile) o in ripida discesa (terrore), proprio no. Comoda in automobile, guidava Stefano, il paesaggio del Rombo è imperdibile, una vera sorpresa e mio marito non ci crede quando gli chiedo di fermarsi a fare foto: in alta montagna!!, dice, ma stai male?? Ritrovare i negativi, mentre cercavo il 2000 milanese che ricordavo perfettamente (girolo), è stata una seconda sorpresa, grazie alla Girolona. Cosa riteniamo, cosa rimuoviamo: Herr Freud riposi in pace.