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Parigi è un’attrazione. 

Marsiglia un passaporto

Sì, Marsiglia si fa un baffo delle prospettive

[…] è un continuo salire, scendere, risalire 

[…] a metà strada tra la luce e il mare

J.C. IZZO

MARSEILLE APERO’

La cosiddetta Riviere, dal confine di Ventimiglia (Mentone) fino alla Camargue, è una destinazione turistica celeberrima (basta dire Cannes). Per noi italiani, è anche una regione (la Provence Cote d’Azur) d’obbligo; devi attraversarla per andare in Spagna, a Barcellona o ad Andorra (Girolo Andorra). Così è stato per lunghi anni: nei nostri giroli spagnoli (esordio a Barça nel 1992, Girolo Barcellona 1) e anche verso la Galizia, il Portogallo o l’Atlantico (Girolo Duna del Pilat). Ci capitava spesso di volerci fermare a St. Gilles: non possiamo trascurare un monumento così insigne e poi, quando ci trovavamo davanti la sua facciata (indimenticabile!!), sapevamo di esserci già stati, magari due anni prima, con lo stesso ragionamento. Bellezza del girolare. Abbiamo fatto tappe ad Aigues Mortes, ad Arles, ad Avignone, sulla Laguna di Martigues (una delle tantissime piccole Venezia), a St.Tropez, nella Baia di Hyères. Io sono stata ospite dei Minelli ad Aix en Provence fine anni ‘80, cittadina deliziosa: Ellida era piccola e andava matta per le poubelle. Nella Francia mediterranea abbiamo sempre evitato le città maggiori (a Nice ero andata In Viaggio con la Zia), come Montpellier e Tolone e più che mai Marsiglia. Poi, alla fine del 2006, ho convinto Stefano a fare un girolo sulla Corniche, al tepore mitigato della Riviere: andiamo a Marsiglia, ho detto. Et voilà. Ci arriviamo in auto, passando per Genova (Girolo Genova), dove dormiamo una notte, ceniamo con la focaccia sul Porto Antico e via di corsa. La Corniche, le falesie, I Calanques, le ville, le colline boscose, questa parte di Mediterraneo francese sono una entrée a Marsiglia fantastica; le fanno talmente onore da metterla addirittura in soggezione. In altre parole: lei è meno bella dei suoi dintorni, o così ci appare. La città, nel 2006, si sta preparando, con grandi lavori, ad essere Capitale Europea della Cultura (2013) ed è sagrinata da una serie interminabile di cantieri, proprio nelle parti più centrali Canebiere, République e Joliette. Abbiamo un albergo troppo vecchio, in zona Borsa (oggi, in Booking è debitamente riforbito), che peggiora l’impressione, anche se è subito dietro  il Vieux Port, la darsena centrale e affaccia su vecchie vie e piazze (anche loro in cantiere). Marsiglia è un po’ come Genova: non puoi contenerla con uno sguardo, devi girolare per le sue molte parti, con pazienza e molti molti passi. E’ un porto, ma ha qualcosa di Parigi; è una grande metropoli ma ha qualcosa delle 5 Terre; è degradata come Odessa, Brest e Salonicco, non ha monumenti eccelsi. Ha panni stesi tra finestra e finestra e ficus lussureggianti, come le isole Croate: ha le frange urbane recuperate dagli artisti come Manchester; talvolta è il Pireo talvolta è Deauville; ci sono raffinerie come a Marghera e piazzette come a Montmartre. Moltissimi afro-francesi di prima, seconda, terza, forse quarta generazione. Tutto quanto, lo leggete nei polizieschi di Jean Claude Izzo.

ALLA SCOPERTA DI:

DEUX COUPES DE TEATRE

Con Marsiglia, abbiamo un impatto nel vero senso del termine. La prima sera saliamo al Panier (dall’Hotel De Ville alla Vieille Charité): ci attrae la sua aria popolare, strade che salgono (carrugi?), serpeggiano; case alte alte con le persiane; botteghe poco turistiche e improvvisi slarghi che vogliono essere piazze. Mentre camminiamo, pacifici e curiosi, un tonfo inatteso, fortissimo, alle nostre spalle, ci inchioda: qualcuno si è gettato dalla finestra. In strada un corpo giace inerte sul selciato. Siamo dentro un giallo di Jean-Claude Izzo, arriva la Gendarmerie ma senza l’Ispettore Montale (interpretato da Delon). Prima di cena avremmo preferito un Pastis. Marsiglia città dell’immigrazione maghrebina postcolonialista; Marsiglia porto malfamato; le storie di Izzo, marinai perduti, casino totale, Chourmo. Il suicida (o l’hanno spinto?!), è vita troppo vera. Dopo una sosta al bar raccomandato dalla Cartoville Gallimard (Les 13 coins), decidiamo di passare sull’altra sponda del Vieux Port, Quai du Rive Neuve; troviamo a caso un ristorante che offre la bouillabaisse. Com’è, come non è, il giorno successivo mentre scaliamo la gradinata impossibile verso Notre Dame de la Garde (bruttina) Stefano sbianca all’improvviso e si accascia di colpo su una panchina: passerà il soggiorno a Marsiglia nel bagno dell’hotel vecchiotto, senza voglia di uscire, girolare, mangiare. Così, mi accaso alla Brasserie La Samaritaine, Quai du Port e sperimento una buona gamma di anici (Monsieur Ricard inventore del Pastis è marsigliese) e di birra La Cagole (marsigliese), pranzo con croque-monsieur, crepes e baguette, divorando la Trilogia di Montale, di Izzo (sapete che ho deciso di saper leggere in francese, con Kundera). Prima degli impatti, ervamo riusciti a vistare La Friche Belle de Mai, un recupero di magazzini portuali, per laboratori artigiani e artisti: un trionfo di graffiti, impressivi. Usando l’automobile, eravamo saliti al Fort St. Nicolas da cui il paesaggio ammalia e ha una macaja genovese, foschia marina luminescente e salina. Izzo dice che Marsiglia è la sua luce. Paolo (Girolo Nazerath), Laura e Agata neonata, stanno viaggiando da Barcellona a Venezia: pranziamo con loro in Rue de la Republique (un cantiere impraticabile), in un ristorante demodè, quasi depassè: vecchi camerieri, vecchie stoviglie, menù per famiglie. Sono i posti che Paolo adora, anti-turistici. Stefano chiede riso lesso, mentre noi divoriamo sarde arrosto. Izzo sostiene che a Marsiglia “si mangerebbe se non proprio male, perlomeno, mai un granchè bene”: lui la salva per aglio e basilico, il cui abuso non fa mai male, come quello di amore. Sono cantieri anche la Rue Canebiere (dalla canapa del cordame) e la Joliette (i docks), grandi lavori in corso: oggi, c’è molto da vedere, che non c’era nel 2005, Hadid, Boeri, Nouvelle, Ricciotti, Sir Norman Foster: Marsiglia come Barcellona (Girolo Barcellona 2).

MARSIGLIA APRES

Ogni volta che ho proposto a Stefano di tornare a Marsiglia, a vedere le meraviglie della Capitale della Cultura 2013, nonostante le archistar, mi dice boh, Marsiglia: non ci era mica tanto piaciuta. Secondo me, nello stomaco ha un ritorno di bouillabaisse e nelle orecchie un tonfo sordo, che non è risacca. Io ho il decalogo della Girolona: bisogna tornare dove non siamo stati entusiasti, dare ai luoghi una seconda possibilità (l’ho fatto per Udine, posso farlo con Marsiglia). L’occasione, se stai attenta, si presenta. Ed eccola, dopo soltanto 18 anni!!: una crociera minuscola (2 notti, 3 giorni), Genova, Marsiglia, Barcellona. Me la propone Bebe (Girolo Maspalomas), e accetto, molto contenta.