Su
  >  In clausura   >  LAVATOIO, MON AMOUR (2)

LAVATOIO DI TOLLEGNO: ANCORA IN USO!

Presa da un attacco di rabdomanzia, cerco acqua dei lavatoi, girolando tra le Valli Biellesi.

Grazie ad una piccola Mostra Al Nos Sarv (dentro la Casa Comunale di Sagliano Micca) scopro due cose: che Sarv Cervo non allude all’animale ma vuol dire proprio ACQUA; che l’ultima piena del 2020 ha demolito ponti, spianato lame e balme ed il fiume è cambiato parecchio, tanto da meritare una Documentazione, su com’era e com’è, allestita grazie alla partecipazione dei residenti. Me lo aveva detto la ristoratrice dell’Asmara, che al Sarv aveva cambiato faccia, e nella Mostra ci sono le prove.

 

Acqua, lavatoio. Uno degli indizi di Lavatoio è il rumore dell’acqua: talvolta la senti al lato della strada, altre la intravedi ruzzolare tra le pietre, altre ancora viene da sotto: rumoreggia dai tombini. Sono indizi infallibili: nei pressi troverai un lavatoio o i suoi residui (una vasca con le sponde inclinate; un portico pavimentato, la vasca è sparita o è tombata). Inizio da un lavatoio in perfetta funzione, in centro a Tollegno, paese che colloco all’inizio della Valle Cervo, magari sbagliando, ma mi è comodo: da Tollegno puoi proseguire per Miagliano e anche per Andorno, che sicuramente lo sono. Al Lavatoio di Tollegno Centro ho assistito personalmente al bucato di una signora. Non ho avuto la prontezza di chiederle una “posa” e mi dovete credere sulla parola (avrei anche un testimone residente!). Fa piacere che in paese ci sia un grande lavatoio attivo e soprattutto è doveroso che ci sia l’acqua: altrimenti che lavatoio è. Spesso, invece, li trovo conservati con amore, ma, per mille ragioni, manca la loro essenza, che poi è la mia vera passione, da lavandera (Girolo Lavatoio mon amour I).

ALLA SCOPERTA DI:

MIAGLIANO: TIBI DAT BONA POMA

C’è acqua nel Lavatoio Poma di Miagliano, che si raggiunge da una frazione di Tollegno, Lorazzo, Miagliano è la company Town dello Stabilimento Poma. Qui tutto tutto è Poma, Fabbriche sul Cervo, case operaie, palazzine per impiegati, la Villa padronale ora Casa di Riposo, l’Asilo e le Scuole, lo Spaccio ora Farmacia e il Lavatoio Cav. Alberto Poma

Gli stabilimenti sono un colpo d’occhio di grande impatto, soprattutto se come me non ve li aspettate: alcuni pittori sul muro hanno voluto decorare le decadenti murate sul fiume, con un omaggio alle tre età della donna. In questa company town, persino la meridiana porta una scritta latina che recita Quelibet Hora tibi dat bona poma Qualsiasi ora ti porti buoni frutti. Mi pare come se sulla Centrale Elettrica del Lingotto, ci scrivessero Fiat Lux. Siccome la meridiana è recente (MMVI, 2006) deve essere stato un vezzo dell’artista, di trovare questo calembour latino, che rimanda all’illuminato Poma.

Il lavatoio del Cavaliere è davvero un monumento: appartiene ai servizi pubblici essenziali, come l’Asilo e lo Spaccio, che l’imprenditore Poma voleva fornire ai suoi lavoratori: non è lontano dal plesso scolastico, che vantava pure una Scuola di Cucito (che non serve spiegare). Restauratissimo e ben manutenuto, come un gioiello civico, dentro ha l’acqua anche se non vedo nessuno a lavare. Già che sono qui, un piccolo girolo per vedere le Case degli operai (ricavate nella ex scuderia) e degli impiegati, con i loro fregi Liberty.

Leggo in un curioso blog vuotiaperdereblog.com che nello stabilimento moderno sul Cervo ha trovato sede una nuova iniziativa laniera biellathewoolcompany.it, dal 2008, nonché l’associazione Amici della Lana. Una second life per la company town dei Poma (e poi dei Botto). Di fronte alle Fabbriche, di fianco alla casa gialla con la clessidra ci sono due stramberie: un palazzo che potrebbe stare in Sicilia, con un interessante cortile e balconi porticati; un improbabile pub BlackLion che ti aspetteresti a Glasgow, nella Valle del Clyde, ma non in Valle Cervo. Eppure, mi dicono le nipoti, il Pub è stata una icona degli anni Novanta, quando la passione della birra ha inondato anche le valli biellesi. Forse tutte le regioni postindustriali si assomigliano e hanno dovuto diluire le transizioni, da qualcosa a qualcos’altro, bevendo forte. Riapre a fine Giugno 2021.

Digressione alla Chiesa di Santo Stefano in piazza dove ho lasciato la 500 (col disco orario): subito prima che una zelante custode mi sbarri il portone alle spalle. Mi dicono che sono tantissimi i furti nelle chiese biellesi, e capisco. Dentro, ho trovato (senza Guida) elementi che ormai ho imparato a conoscere e riconoscere nel Biellese: le formelle della via Crucis di un fratello Serpentiero; un cupolino affrescato a trompe l’oeil che ricorda Graglia; una bella tela dell’Assunta che fotografo senza sapere che è di Bernardino Lanino. 

PRALUNGO

Da Tollegno raggiungo Pralungo, paese che sta tra il nos Sarv e valle dell’Oropa. Ed ecco proprio sulla vecchia stradiola che ci porterebbe a Cossila e al Santuario, ce lo dice una Madonna sul muro, ecco il primo dei 6 lavatoi che vanta questo piccolo paese. Parentesi: mia sorella ha avuto qui, in piazza, un negozio di fiori che si chiamava Fiabe, oggi in melanconico abbandono.

I lavatoi di Pralungo sono tutti affrescati, in tempi recenti e, a mio parere, con un effetto eccessivo: so che è molto meglio abundare quam deficere, cioè meglio iper decorati che abbandonati, ma lascio ai posteri l’ardua sentenza sui “lavatoi dipinti”. Il primo di Pralungo, a pochi passi dal negozio Fiabe, è affrescato in stile realismo Novecento, sia all’interno che all’esterno del semplice edificio in muratura che lo protegge: mi piacciono le due donne di schiena, che richiamano Campigli o Carrà. Il secondo lo trovo uscendo verso Biella, per caso ed è esageratamente affrescato con stile verista contemporaneo, troppo chiassoso. Gli altri 4 non li ho cercati perché mi sono attardata dentro la Parrocchiale, di fronte alla quale avevo parcheggiato (col disco orario). Vengo premiata da questa digressione tematica, perché nella Chiesa dell’Assunta trovo la triade ormai famigliare:via crucis dei fratelli Serpentiero di Sagliano Micca (secoli XVII-XVIII), con i loro personaggi “da fumetto”; un cupolino (vero) affrescato e, variante rispetto a Miagliano, il pulpito di Bartolomeo Termine (intagliatore e scultore nativo di Zumaglia, allievo dell’Auregio), che sembra un nocciolato al caramello. Non di solo lavatoio vive la lavandera.

Uscendo da Pralungo mi colpisce una Casa delle Fate, intervento eclettico, della quale non so nulla. Interessante. Tanto è sicuro che a Pralungo devo ritornare: mi mancano 4 lavatoi su 6!

In Valle Cervo ci sono sempre molti buoni motivi per tornare!

Casa delle fate - Pralungo

LAVATOIO MON AMOUR SEQUEL

In Valle Cervo ci sono sempre molti buoni motivi per tornare: il torrente, i boschi, i sentieri per passeggiate, i ristoranti, le case tipiche e le ville eclettiche del Novecento. Naturalmente ci sono anche i Lavatoi, qualcuno speciale. A questo secondo Girolo, deve seguire un terzo dedicato a frazioni della Valle Cervo: Driagno, Forgnengo e Sassaia, dove la vasca pubblica viene indicata come Tribunale dle fumne: le femmine mentre lavano, parlano, discutono e sentenziano, in merito alle faccende e alle persone del luogo. Una definizione che oggi ci suona un tantino maschilista, ma la verità storica non può fermarsi di fronte al fastidio, così è stato, nel male e nel bene.

Lavatoio Sassaia