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Il mare d’inverno è un concetto che il pensiero non considera, canta Ruggeri. Io adoro il mare d’inverno e le località balneari, quando hanno quell’aria surreale e un po’ struggente da La Prima Notte di quiete di Zurlini. In particolare torno spesso nelle Stazioni della costa veneziana: Sottomarina, Lido di Lido, Cavallino, Jesolo, Caorle. L’ispirazione è particolarmente vivace nel caso di Jesolo, perché si coniuga con la mia inclinazione architettonica e qui, magari, stupirò più di qualcuno, dato che è motivata la percezione delle nostre località balneari come quartieri troppo e male cresciuti, negli anni del boom economico. Non c’è un verbo jesolizzare, come esiste il termine marbellizzazione, che deriva dalla cementificazione di Marbella, in Costa del Sol, ma l’immagine si stava compromettendo anche qui.  La reazione di Jesolo è stata decisa: hanno chiamato Kenzo Tange a fare un mastereplan e poi si sono mobilitati gli imprenditori chiamando le archistar e, adesso, a Jesolo ci sono parecchie architetture contemporanee interessanti, il cui valore sui siti di vendita fa strabiliare. Sono provocatoria: non potendo andare a Weil am Rehin ogni semestre (Girolo Vitra), vado a Jesolo.

ALLA SCOPERTA DI:

UN DESIGN DISTRICT

In questo Girolo vi parlerò del restyling jesolano, il tentativo di superare parecchi mostriciattoli dell’edilizia novecentesca, così frequenti nei nostri luoghi turistici. Dolo la Guerra delle Alghe (ad inizio anni Novanta vi fu una eutrofizzazione disastrosa del Mar Adriatico), Jesolo ha intrapreso un rinnovo edilizio ed urbano veramente incisivo: chiamando a progettare alcune archistar globali, come Kenzo Tange, Richard Meier, Gonçalo Byrne e Nunes, Shigeru Iwakiry, Carlos Ferrater, Zaha Adid. Non proprio come ha fatto il marchio Vitra a Weil am Rehin (vedi Girolo Vitra), ma insomma. Ultimamente è spuntata anche la denominazione di Jesolo Design District, con piazza Le Corbusier, via Carlo Scarpa, via Aldo Rossi: forse un eccesso, ma siamo nel campo della Comunicazione, dove le iperboli funzionano. Non ho intenti commerciali di alcun tipo ma vi segnalo i siti dove potrete apprezzare (o no) le architetture tra cui girolo jesolo.it skyscrapercity.com teamiwakiri.jp archilovers.com. In realtà basta girolare nel web, cercando i nomi dei progettisti o di Jesolo e si trova di tutto e di più, con intenti moooolto commerciali!

MEIER ON THE BEACH 

Ho una passione decisa per Richard Meier. Nei miei Giroli a Francoforte, a Barcellona e dove capita vi proporrò sicuramente i Musei disegnati da questo Maestro contemporaneo. Quando ho saputo che aveva firmato lo Jesolo Village, nel 2007 mi sono fiondata a vederlo, nello spazio dove un tempo c’era la Colonia Stella Maris, in via Altinate, di fianco all’Ospedale. Come vedete dalle mie foto, il compendio era ancora in costruzione, con qualche gru, operai e donne delle pulizie. Forse ho persino sognato di comperare uno degli appartamenti sul MarMeier. Era di qualche anno prima una cena  dalla mia amica trevigiana, che si trasferisce a Jesolo per i mesi estivi, in una bella casa vista mare. La notte trascorsa fino al mattino sulla sua terrazza, a mangiare pesce e chiacchierare di qualunque cosa, col rumore del Mare in sottofondo, era stata molto piacevole. Nel 2006 ero stata adottata da due signore, jesolane native, che conoscevano tutti i locali dove girolare, assaggiare cocktail, darsi alle danze e ad uno sfrenato gossip. Jesolo, nei mitici Ottanta era la regina della vita notturna e del Disco style: ma, io da vera snob, ho lasciato passare 20 anni. Come sarebbe stato avere un monolacale di Meier, vedere l’alba sul Mare, nuotare in una bella piscina nel parco, sentendosi dentro un museo di arte contemporanea? Poi i prezzi mi hanno congelata. 

Recentemente il Village di Meier si sta completando (dopo 15 anni) coinvolgendo un’area più vasta (credo che includa l’ex Colonia Carmen Frova), sempre fronte mare. Il quartiere denominato appunto distretto del design è ormai imponente e rende caratteristica la parte orientale di  Jesolo, verso la zona Pineta (dove sta Merville di Byrne). Un tempo veniva molto criticata l’unica torre di Jesolo, costruita proprio al centro della Pineta: adesso Jesolo sta diventando una città turrita: non proprio il nastro di torri che prevedeva Tange sul fronte mare, ma qualcosa di diverso dallo skyline anni Sessanta.

Jesolo ha intrapreso un rinnovo edilizio ed urbano veramente incisivo

Una sera, già negli anni Dieci del nuovo millennio, avevo dato appuntamento a mio marito in Piazza Drago e non riuscivamo ad incontrarci, perché lui, che aveva insegnato alle Scuole Medie di Jesolo negli anni Settanta, non riconosceva il luogo dove il Tomtom lo aveva portato! Questa NON può essere piazza Drago, sosteneva e guardava smarrito le Torri  che si chiamano Alioth e Mizar, come le stelle dell’Orsa Maggiore. Io ero arrivata a Jesolo via mare, da Venezia fino a Punta Sabbioni con la Motonave ACTV e poi con il bus di linea di ATVO. È un girolo che faccio spesso e ve ne parlerò nelle Icone sulla Laguna. Ero andata dal parrucchiere, a caso, in via Bafile, avevo fatto un safari tra i saldi di fine stagione e poi bevuto un Americano sotto la Torre Aquileia, in un locale da downtown. La beautyfication jesolana è ormai diffusa all’intero Lido e non solo, perché nelle “rotonde” che distribuiscono il forte traffico estivo, si sono addensate funzioni commerciali e ricreative, in altrettanti edifici importanti, come i Giardini, che hanno mimato sul proprio tetto piatto il paesaggio fluviale dall’altra parte del Sile. C’è anche un progetto della Adid, che fatica da 10 anni a passare dalla carta alla realtà: si chiama Jesolo Magica e nel rendering richiama onde, delfini e colli di gabbiano, intricati attorno a due pozze d’acqua. Anche tutta l’edilizia preesistente, dagli anni Quaranta al duemila, viene lentamente coinvolta in un restyling, quantomeno delle facciate e di quello che si chiama arredo urbano, soprattutto nelle high street jesolane, dove molti negozi e locali sono rigenerati dalle fondamenta.

Torre Aquileja

MERVILLE

Già prima, a fine Novecento, un Piano dell’Arenile, aveva messo mano a quello che per Jesolo è il Lungomare di cui è sprovvista, cioè la passeggiata in Spiaggia. Il radicale rinnovo di tutti i chioschi ha modificato l’immagine di un luogo molto popolare in un luogo chic-pop, di tendenza, per gli eternamente giovani

In Spiaggia mi piace camminare, fuori stagione e alcuni anni or sono, nel 2016, sono andata a fotografare i postumi delle mareggiate che, in coincidenza con le acque alte a Venezia, danneggiano ferocemente la costa. Si vedono gli interventi di difesa, una specie di linea Maginot per i chioschi, dune fittizie rinforzate dalla plastica, che non sempre li salvano, come in quella del 2019. Un paesaggio dal fascino inquietante, che dimostra quanto lavoro ci sia dietro quello che chiamiamo “naturale”.

La mia predilezione per il mare d’inverno mi fa vedere quasi sempre i chioschi chiusi, anche se ormai hanno una stagione piuttosto ampia, tra primavera ed autunno, proprio per i visitatori di prossimità: quelli che hanno le seconde case e anche, soprattutto, i pendolari del fine settimana che generano serpentoni lunghissimi, dalle autostrade fino alle rotonde del litorale. Bisogna studiare bene gli orari di accesso e di rientro, al Lido di Jesolo e qualche strada alternativa (finché non si intasano tutte quante!): in particolare quelle che stanno sugli argini dei canali, dei tagli di fiume, dei fiumi “morti”, cioè deviati altrove. Vi proporrò un Girolo sugli accessi alternativi a Jesolo (I Salsi e Le Porte 1632). L’ultima volta che sono stata nella zona Pineta, sono scesa per la SP 52, da Musile di Piave, poi per le frazioni di Passerella, Palazzetto, Tombolino, Murazzetta fino a Cortellazzo e da lì in via Oriente. Uno degli accessi poetici di cui vado matta e che ci raccontano dove c’era una volta il Mare. Prima di qualunque turismo. Non molto lontano da Meier, verso Cortellazzo, è intervenuto il portoghese Gonçalo Byrne con il progettista ambientale Ferreira Nunes: l’insediamento si chiama Merville. Guardo solo da fuori (è una gate community, come si chiamano) ed è tutto attraente, ben tenuto, originale, con molto utilizzo di frangisole in legno, piscina e pini. Svetta una nuova torre, più ardita di quella “vecchia” nella Pineta, che per lungo tempo era l’unica emergenza verticale nel cielo di Jesolo, oltre al Faro. La Torre Merville è mascherata da pannelli color cielo e mare, che dissimulano: notate, nelle mie foto della mareggiata, come i colori della Torre cerchino sintonia con quelli del paesaggio. Io la preferisco alle altre, per la sua rigorosità razionalista: non ha pinnacoli, torrette e piramidi, ma è questione di gusto estetico, a ciascuno il suo. Pare che vadano a ruba soprattutto gli appartamenti in attico, nonostante prezzi proibitivi. Altre volte ho sentito parlare di invenduto, ma i miei giroli sono scanzonati e ormai il mio motto è guardare-e-non-comprare.